Stipsi

La stitichezza o stipsi è un disturbo della defecazione consistente nella difficoltà di svuotare in tutto o in parte l'intestino espellendone le feci.

Studi epidemiologici definiscono come numero minima frequenza, 3 evacuazioni per settimana (il 98° percentile della frequenza dell'alvo statisticamente riportata dalla popolazione adulta) anche se vi sono situazioni in cui una frequenza minore può comunque configurare una condizione di stipsi. è quindi importante differenziare tra una ridotta frequenza fisiologica dalla stitichezza patologica. Quest’ultima condizione si configura quando i soggetti lamentano di non avvertire lo stimolo spontaneo della defecazione o essere costretti a fare grandi sforzi per defecare o evacuare feci dure a varie riprese in modo incompleto. Molto spesso la stitichezza si accompagna a gonfiore o dolori addominali.

E' quindi importante differenziare la ridotta frequenza fisiologica (dovuta ad un transito colico più lento o ad un colon lungo e/o tortuoso) dalla stipsi intesa come condizione patologica.

La stitichezza patologica può essere ricondotta a due principali cause: un rallentato transito colico e/o una difficoltosa espulsione delle feci.

Nel primo caso il problema è a carico del colon e può essere legato ad una alterata produzione o rilascio di Serotonina (neuromediatore deputato al funzionamento della muscolatura colica), alla presenza di anomalie anatomiche a carico del colon (eccessiva lunghezza, tortuosità accentuate, trazionamenti ad opera di aderenze di pregressi interventi, etc.), uso di farmaci o diete particolari.

La difficile evacuazione che prende il nome di sindrome da ostruita defecazione vede tra le sue principali cause: la presenza di alterazioni anatomiche (prolasso del retto, rettocele, invaginazione rettale, prolasso emorroidario, entero o sigmoidocele, etc.), la presenza di un alterata sensibilità rettale (idiopatica, post-chirurgica, M. di Hirshsprung, etc.) e un alterata attività dei muscoli coinvolti nel meccanismo della defecazione/continenza (dissinergia addomino-pelvica, anismo, esiti di interventi chirurgici o del parto naturale, etc.).

Vista la sua eterogenea patogenesi è fondamentale inquadrare correttamente ciascun paziente andando ad identificare con precisione le alterazioni alla base della condizione di ciascun paziente in modo da poter progettare una terapia "su misura".

Spesso una valutazione superficiale porta ad un lungo calvario fatto di vari tentativi con lassativi o rimedi "fai da te" quando invece una lettura più approfondita può far emergere le reali cause alla base della patologia e consentire di correggerle nel modo più rapido ed efficace.

 

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Un utile strumento per sospettare un'alterazione dell'alvo è la Scala di Bristol

Tipo 1: Grumi duri separati tra loro, come noci/nocciole (difficili da espellere); dette anche feci caprine.

Tipo 2: A forma di salsiccia, ma formata da grumi uniti tra loro.

Tipo 3: Come un salame, ma con crepe sulla sua superficie.

Tipo 4: Come una salsiccia o un serpente, liscia e morbida.

Tipo 5: Pezzi separati morbidi con bordi come tagliati/spezzati; chiara (facile da evacuare).

Tipo 6: Pezzi soffici/flocculari con bordi frastagliati, feci pastose.

Tipo 7: Acquosa, nessun pezzo solido. Completamente liquida.

 

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